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Azienda Fustini. Bella stalla, buone idee e squadra vincente

Bella stalla, buone idee, anticipo sui tempi in certe scelte chiave, ad esempio la longevità delle bovine. E una squadra affiatata e unita. In questa realtà trentina decisamente non mancano gli spunti interessanti, dentro e fuori la stalla.

 

Azienda Fustini esterno

 

Sono davvero tanti gli spunti che si possono ricavare da questa bella (e grande) stalla trentina. Una stalla che è cresciuta negli anni, che nel cambio generazionale è rimasta unita e, quindi, si è rafforzata. E una stalla che nel tempo non ha mancato di guardare anche a segmenti di attività collaterali, raccogliendo già ora qualche risultato interessante. Stiamo parlando dell’azienda Fustini, nella frazione Sesto del comune di Comano Terme, in provincia di Trento. 


Land sharing


L’altitudine non troppo elevata (650 metri) e la disponibilità di terreni pianeggianti permette la coltivazione di silomais e questo è già un fatto che aiuta quando i numeri della mandria si fanno importanti, come qui, con 350 vacche in mungitura. Tutte frisone (questa è stata, infatti, una delle prime stalle trentine a inserire la Holstein), con innesti nella mandria di soggetti di buon valore genetico negli anni ’70, provenienti da stalla del cremonese, con ceppi di origine americana e canadese.

 

Si accennava al silomais, e qui c’è un interessante dettaglio da riferire. In zona è diffusa anche la coltivazione della patata, una produzione di montagna con un suo marchio (La Montagnina). È in essere un accordo secondo cui c’è uno scambio di terreni tra aziende zootecniche (ormai poche in zona) e aziende con sola produzione agricola, per consentire le rotazioni delle coltivazioni. Così può capitare che un anno su certi terreni si coltivi mais da insilare e l’anno dopo su quei terreni si coltivi patata, mentre il mais o degli erbai saranno coltivati altrove.

 

Uno scambio di terreni tra aziende che arricchisce i terreni medesimi e allarga le possibilità di coltivazione. L’azienda dei Fustini ha una disponibilità di 150 ettari di terreno lavorato, non tutti di proprietà. Ma con questo meccanismo dello scambio di terreno tra aziende di fatto è come se fossero di più ai fini della produzione foraggera.


Biogas lungimirante


L’azienda si è dotata nel 2011 di un impianto per la produzione di biogas. La scelta è andata per un’alimentazione unicamente data dalle deiezioni della mandria, senza aggiunte di matrici agricole, per puntare al massimo della sostenibilità.

 

Per sfruttare al meglio le deiezioni stoccate si è optato per vasche di digestione di grandi dimensioni, per la precisione due vasche da 3.000 mc ciascuna, con tempi di fermentazione di oltre cinque mesi. Grazie al biogas si può contare su un digestato da distribuire sui terreni senza odori molesti, un dettaglio di non poco conto in un’area a forte vocazione turistica come questa.

 

Recentemente si è aggiunto un nuovo interessante tassello, con l’essiccazione di una parte del digestato, sfruttando il calore residuo recuperato dai cogeneratori (una parte del quale va a scaldare le abitazioni dei titolari e un’altra le necessità della stalla, tra le quali il riscaldamento dell’acqua degli abbeveratoi). È stato adattato allo scopo un originario essiccatore per cereali e il prodotto che si ottiene è particolarmente apprezzato dai produttori di frutta e vino.

 

Due filiere vicine, con le quali la collaborazione su questo versante è particolarmente fruttuosa: per loro c’è dell’ottimo concime e ammendante per i terreni, con la digestione anaerobica e il riscaldamento conseguente che hanno disattivato i semi delle infestanti; per l’azienda zootecnica c’è la possibilità di allontanare dell’azoto e quindi alleggerire il proprio bilancio azotato.

 

Nei mesi scorsi questo digestato essiccato è stato registrato come fertilizzante biologico, viene insacchettato anche in piccole quantità con destinazione l’urban farmer, il coltivatore di città di orti o giardini che richiede esattamente questo tipo di prodotto.

 

Un marchio ad hoc completa l’appeal e aggiunge reddito (poco, per ora, ma è un discorso appena iniziato) e rapporti (l’azienda si apre verso l’esterno, verso il mondo “cittadino”), dato che la maggior parte delle vendite avviene in azienda. Ovviamente il grosso del digestato essiccato è venduto in sacconi, ma tutto aiuta.

 

Tra l’altro è un materiale molto apprezzato anche per la coltivazione delle patate, perché tiene soffice il terreno, e questo allarga i confini delle possibilità di delocalizzare azoto, fatto non disprezzabile con mandrie numerose. È pari a circa il 20% la quantità di prodotto collocata fuori dell’azienda (una vendita che per ora copre comunque i costi di produzione), mentre l’80% del digestato aziendale è usato per le concimazioni, con somministrazioni cadenzate sui momenti del ciclo colturale di maggiore bisogno. Questo ha permesso di eliminare completamente le concimazioni chimiche.

 

Insomma, un esempio, sia pure in una fase ancora di sviluppo e crescita, di circolarità, con il positivo coinvolgimento di filiere contigue. Perché spesso i problemi che un’azienda zootecnica è chiamata a risolvere sono troppo grandi per essere risolti dalla sola azienda. Il caso dei nitrati è un esempio: se non fosse organizzata in questo modo, la questione deiezioni avrebbe comportato una riduzione del numero di animali allevati, considerando i terreni a disposizione.


Più benessere, meno antibiotici
 
Procediamo con altri spunti della stalla. L’azienda dei Fustini fa parte della Cooperativa Latte Trento che raccoglie latte da stalle con uso di insilati, come questa, e altre che non ne fanno uso. In quest’ultimo caso il latte è destinato a Trentin Grana, mentre quello dei Fustini è indirizzato a latte alimentare, a marchio della cooperativa o a marchio Coop, per una linea specifica di latte di montagna.

 

Da parte del caseificio c’è grande attenzione a una produzione di qualità, in particolare per aspetti di grande attualità come benessere animale e consumo di antibiotici. Tutte le stalle sono inquadrate in un ranking in base a un indice che valuta la quantità di antibiotici consumati e chi si trova nel peggior terzo della classifica deve intraprendere azioni di correzioni in stalla per risollevarsi in graduatoria e ridurre i quantitativi utilizzati.

 

Non è ancora un elemento che incide sul pagamento, ma non è escluso possa diventarlo tra non molto e, comunque, è uno dei parametri considerati per diventare nuovo socio della CooperativaLa stessa attenzione e spinta è indirizzata al benessere animale, cosa peraltro collegata, data la sempre più evidenziata correlazione (dimostrata da numerose ricerche scientifiche) tra elevato benessere animale e basso consumo di antibiotici.


Attenti da tempo alla longevità 


Dedichiamo ora un po’ di tempo e attenzioni alla stalla. Si accennava in apertura alla buona base genetica di partenza, grazie ad acquisti di gruppi di animali negli anni ’70. Un lavoro di selezione che non è mai venuto meno, visto che la stalla è tra le prime 25 in Italia per PFT sulle manze.

 

I piani di accoppiamento sono da sempre svolti in collaborazione con Anafi e, oltre ai classici obiettivi di quantità e qualità, da qualche anno si dà molta attenzione a caratteri secondari con fertilità e longevità. Si utilizza per il...

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