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Azienda Fratelli Capuci. L'azienda nata due volte

Questa è una stalla che è praticamente nata due volte. C’era la stalla storica, che venne azzerata allorché fu riscontrato ai primi anni 2000 un caso di BSE. Novembre 2002, per la precisione: oltre 400 tra vacche e rimonta furono eliminate e per un paio d’anni non ci furono vacche, né attività. Ma il richiamo della foresta è duro da vincere e c’è chi – come i fratelli Capuci – senza allevare vacche proprie non sa stare. E così, nemmeno due anni dopo, il nuovo inizio e la stalla in poco tempo è tornata a riempirsi. Forse anche un po’ troppo.

 

Stalla Azienda Fratelli Capuci

 

Sovraffollati, ma sulla strada di un ritorno a spazio e massimo benessere. Anche perché - come spesso accade quando è il medico a spiegare che il fumo fa male mentre si accende la sigaretta - in questa stalla di Carbonara Po, in provincia di Mantova, Alessandro, uno dei Capuci titolari della stalla, è veterinario buiatra e quindi sa di cosa si sta parlando quando il tema è il sovraffollamento e come questo vada a tagliare potenzialità della mandria e complichi la gestione. Certo, i Capuci hanno una grossa scusante nella loro storia recente fatta di numeri cresciuti un po’ oltre le possibilità della stalla: anzi, ne hanno più d’una. 


Nati due volte


La prima è che questa è una stalla che è praticamente nata due volte. C’era la stalla storica, che venne azzerata allorché fu riscontrato ai primi anni 2000 un caso di BSE. La stalla all’epoca era gestita da Angelo e Francesco Capuci, rispettivamente papà e zio di Alessandro, che nel frattempo lavorava come veterinario aziendale nell’azienda Ronconi di Marmirolo (1.100 vacche in latte).

 

Era novembre 2002: oltre 400 tra vacche e rimonta furono eliminate e, per un paio d’anni, non ci furono vacche, né attività. Ma il richiamo della foresta è duro da vincere e c’è chi – come i fratelli Capuci – senza allevare vacche proprio non sa stare.

 

E così, nemmeno due anni dopo, il nuovo inizio. Ma questa volta con Alessandro Capuci, il fratello Cristian e il cugino Fabrizio al timone della nuova azienda, che ha rappresentato anche il cambio generazionale.

 

Capite che, in una situazione come questa la voglia di riempire di nuovo la stalla, di crescere, di avere una mandria dai numeri importanti non si ferma facilmente e, soprattutto se le cose sono fatte bene come qui quanto a gestione, sanità e alimentazione, la fertilità è buona, si fa presto ad arrivare al numero massimo di animali che la stalla consentirebbe, ma l’inerzia continua e si va un po’ oltre.

 

Ci sono complessivamente 232 posti in mangiatoia, 256 cuccette e 270 vacche, frutto di alcuni acquisti di gruppi di animali all’inizio e poi di rimonta interna.

 

Una situazione di spazi ridotti che si ripete anche in asciutta, anche se qui è già in fase finale di realizzazione una soluzione sicuramente efficace al problema: un'area di pascolo funzionale, o prato-paddock che dir si voglia, contigua al settore delle asciutte, che consentirà loro, per i due mesi che precedono il parto, di godere del massimo relax, con accesso 24 ore su 24. Superficie di tutto rispetto, visto che parliamo di un rettangolo largo 35 metri e lungo 340. Decisamente una prima risposta di gran valore al problema sovraffollamento, che non mancherà di avere ripercussioni poi anche in fase di lattazione.


Massima attenzione alla sanità (a basso input di antibiotici)


Ci sarà sovraffollamento in stalla, ma proprio per questo le attenzioni alla mandria di Alessandro Capuci sono massime, perché sa benissimo che in una situazione come questa ogni problema si ingigantisce.

 

La sanità della mandria è un obiettivo primario e la si gioca con un piano vaccinale molto articolato, che prevede vaccinazioni per IBR, BVD e poi vaccinazione in asciutta per rota-corona virus e coli e vaccinazione dei vitelli per le forme influenzali. È ormai prossimo anche l’inserimento della vaccinazione contro la mastite da S. uberis, così da allargare lo scudo difensivo delle bovine e ridurre il consumo di farmaci in stalla.

 

Avendo una storia di ingressi di gruppi di animali da stalle differenti, il ricorso alle vaccinazioni è sempre stato considerato con molto favore qui e, numeri alla mano, in particolar modo per i vitelli, si è constatata una reale diminuzione del consumo di antibiotici.

 

Erano soprattutto le forme respiratorie a creare maggiori problemi, dato il passaggio dei vitelli, a circa 20 giorni di età, dalle gabbiette (con due soggetti, non uno, per dare maggiori stimoli sociali) al gruppo unico con allattatrice automatica. Sempre con l’obiettivo di avere una mandria sana e resistente si sono ricalibrate le scelte di selezione, puntando su longevità e fitness, oltre alle caseine per quanto riguarda la qualità del latte, essendo una produzione a Parmigiano Reggiano.


Sempre restando in tema di sanità e consumo di antibiotici, da circa un anno si attua l’asciutta selettiva con solo sigillante sulle primipare sotto le 100mila cellule che non hanno fatto mastiti durante l’anno. Per le pluripare classica asciutta con trattamento antibiotico preventivo e sigillante.

 

Molto si fa per avere colostro eccellente per i vitelli, altro capitolo che qui viene considerato con la massima serietà per aumentare la resistenza della mandria. In particolare si arricchisce il colostro della madre, soprattutto quando proviene da vacca giovane, con aggiunte generose di immunoglobuline sintetiche, fatto sicuramente costoso ma efficace, dicono qui.


Stalla e riproduzione


Il capitolo stalla, nel senso di struttura, è un po’ controverso, secondo quanto riferisce Alessandro Capuci. La struttura è...

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