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Alimentazione del vitello: il punto sul latte

L’alimentazione del vitello dalla nascita allo svezzamento è costituita da alimenti liquidi e alimenti solidi, che insieme - anche se in rapporti variabili - contribuiscono a determinare la maturazione dell’apparato digerente da monogastrico a ruminante.

 

Vitelli prima fase box allattatrice

 

È importante ricordare che il vitello neonato necessita di una dieta particolarmente ricca di principi nutritivi (molti dei quali costosi) e che si tratta di un animale particolarmente sensibile alle perdite di calore corporeo provocate da un ambiente freddo. Più piccolo infatti è l’animale, maggiore è la sua superficie corporea in relazione al peso e di conseguenza più rapida è la perdita di calore rispetto a soggetti più grandi e pesanti.

 

L’importanza della gestione delle prime fasi di vita è fondamentale ai fini della carriera della lattifera; infatti, l’incremento di peso che la vitella realizza prima dello svezzamento è direttamente proporzionale alla sua produzione di latte futura.


Latte per vitelli: alcune regole da rispettare


1) Per il latte ricostituito si dovrà cercare di “imitare” la concentrazione del latte di vacca, la cui sostanza secca è di circa il 13%; ciò significa che a 130 grammi di polvere di latte si aggiungeranno 870 ml di acqua, per portare la miscela a un litro. Si noti in proposito come la nozione “popolare” di ricercare una concentrazione di “100 grammi per litro” conduca a un latte ricostituito con 100 grammi di polvere appunto più un litro di acqua, ottenendo così un prodotto avente soltanto il 9% di sostanza secca (90 grammi per litro); la somministrazione di un latte così diluito determina una situazione di vera e propria sottoalimentazione, con tutte le conseguenze di una carenza di energia. I vitelli saranno infatti predisposti a patologie sia respiratorie che enteriche; talvolta le diarree riconoscono come causa predisponente proprio un’anomalia come quella appena citata. Nella stagione fredda la concentrazione potrà salire al 15%, mentre nel caso del pasto unico di latte giornaliero si potrà arrivare anche al 20%.

 

2) Il latte dovrebbe essere somministrato alla temperatura corporea del vitello (circa 39° C).

 

3) Si devono rispettare gli orari di somministrazione, evitando pasti troppo ravvicinati (ideali le dodici ore di distanza tra i due pasti giornalieri).

 

4) Per il modo di somministrazione del latte è meglio seguire la natura. È preferibile che il vitello beva il latte succhiando una tettarella posta in alto, praticamente all’altezza della mammella di una bovina; in questo modo si crea un riflesso che induce la chiusura della doccia esofagea, struttura anatomica che consente il passaggio diretto del latte all’abomaso e quindi una corretta digestione. Se invece il vitello beve direttamente dal secchio (cioè senza l’ausilio di una tettarella) e con la testa rivolta verso il basso, la doccia esofagea non si forma in modo completo e una parte del latte può finire nel rumine, con conseguente minore efficienza dell’alimento e possibili difficoltà di digestione, meteorismo, cattiva qualità delle feci, ecc.

 

5) È indispensabile che il vitello abbia sempre a disposizione acqua da bere a volontà.

 

Latte mastitico o contenente antibiotici


La maggior parte del latte di cui è vietata la commercializzazione può essere impiegato per l’alimentazione dei vitelli. Comunque, il latte che presenta visivamente gravi anomalie o che proviene da bovine malate con febbre e il primo latte che segue un trattamento antibiotico non dovrebbero essere somministrati.

 

Si è affermato in passato che il latte mastitico può essere somministrato anche alle vitelle da vita, a condizione che questi soggetti vengano allevati isolati dai loro simili; qualora infatti una vitella con la bocca sporca di latte contenente germi della mastite (ad esempio streptococchi o stafilococchi) vada a succhiare i capezzoli di una sua vicina la potrebbe infettare; è questo infatti un possibile meccanismo di instaurazione di mastite nelle primipare.

 

Per maggiore prudenza è consigliabile somministrare il latte mastitico alle vitelle solo previa pastorizzazione. Questo trattamento termico è in grado di diminuire i patogeni presenti nel latte; infatti, i vitelli alimentati con latte pastorizzato vanno incontro a un minor numero di giorni con diarrea e polmonite rispetto a quelli alimentati con latte non pastorizzato e presentano incrementi di peso superiori.

 

La pastorizzazione a 72° C per 15 secondi uccide il Mycobacterium paratuberculosis, agente della malattia di Johne; per distruggere questo germe è necessario impiegare un pastorizzatore a flusso continuo, che riscalda rapidamente il latte e lo mantiene alla giusta temperatura. Quindi il latte viene raffreddato rapidamente, mantenendo così i suoi componenti nutritivi e il suo aroma.

 

Al contrario, con un pastorizzatore statico i microrganismi possono aggregarsi e non venire distrutti.

 

Nel latte di scarto sono stati isolati diversi microrganismi, quali E. coli, virus BVD, Salmonella, Streptococcus spp. e Staphylococcus spp. La pastorizzazione distrugge le specie di Mycoplasma responsabili di mastite, eliminandone così la trasmissione ai vitelli; allo stesso modo essa distrugge il virus della leucosi bovina, così che il latte di vacche positive può essere somministrato ai vitelli.

 

In conclusione, un paio di importanti considerazioni: benché in grado di ridurre la carica batterica del latte di scarto, pastorizzazione non è sinonimo di sterilizzazione. Ciò significa che il trattamento non è in grado di annullare completamente un’elevata carica batterica; inoltre, essa non è in grado di eliminare dal latte gli antibiotici.


Latte di scarto e antibiotico-resistenza


Alimentare i vitelli con latte di vacche trattate con antibiotici è una pratica apprezzabile sul piano economico; tuttavia, può indurre antibiotico-resistenza nei giovani soggetti, soprattutto nei giorni in cui le bovine sono sottoposte a trattamento.


Latte ricostituito 


Si dovrebbe cominciare a somministrare latte in polvere a partire dal 4°-6° giorno di vita, anche se molti allevatori preferiscono dare latte di vacca fino al 10°-14° giorno, per poi passare gradualmente al latte artificiale.

 

Questi prodotti in genere hanno un contenuto di grasso inferiore rispetto al latte intero, di conseguenza apportano solo dal 75% all’85% dell’energia del latte di vacca. Ne deriva che a parità di altre condizioni i vitelli alimentati con latte ricostituito presentano incrementi di peso lievemente inferiori; ciò comunque non significa necessariamente un peggiore stato sanitario, poiché l’obiettivo principale è quello di ottenere animali sani e dotati di un adeguato sviluppo scheletrico. 


Apporto lipidico


Il valore energetico di un latte in polvere varia a seconda del suo contenuto lipidico, che dovrebbe andare da...

 

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