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Acidi grassi essenziali e fertilità

L’aggiunta di grassi alla razione tende a migliorare sia la produzione di latte, sia la fertilità; in particolare, gli acidi grassi “essenziali”, ovvero non sintetizzabili dall’animale influiscono positivamente sugli aspetti riproduttivi.

 

Eduardo Ribeiro della University of Guelph segnala che secondo una sua ricerca (Ribeiro, 2018) circa il 60% degli ovuli fecondati di bovine in lattazione non riesce a svilupparsi. Sebbene le risposte siano notevolmente variabili, l’aggiunta di grassi alla razione tende a migliorare sia la produzione di latte, sia la fertilità; ciò fa pensare che la maggior parte delle bovine sia “sottoalimentata” per quanto riguarda l’aspetto lipidico. In particolare, si fa riferimento ad acidi grassi “essenziali”, ovvero non sintetizzabili dall’animale; i meccanismi attraverso i quali queste molecole influiscono positivamente sugli aspetti riproduttivi non sono però completamente conosciuti.


Allungamento dell’embrione


Una significativa percentuale di interruzioni di gravidanza si verifica durante stadi precoci di sviluppo dell’embrione, in particolare nella fase del suo allungamento. L’allungamento dell’embrione prima del suo impianto è fondamentale ai fini del riconoscimento materno, dell’impianto e della continuità della gravidanza.

 

Nel bovino l’allungamento ha inizio attorno al quattordicesimo giorno di gravidanza ed entro tre giorni la lunghezza dell’embrione passa da meno di 5 mm a circa 250 mm, venendo a occupare quasi tutto lo spazio disponibile nel corno uterino. I principi nutritivi necessari per una simile evoluzione sono forniti dal cosiddetto “latte uterino”.

 

Gli ormoni steroidei ovarici influenzano il metabolismo lipidico delle cellule endometriali. La quantità di goccioline lipidiche presenti nell’epitelio dell’utero varia a seconda della fase estrale: è bassa nel metaestro, mentre aumenta nel diestro. In quest’ultima fase è il progesterone il fattore principale che induce l’accumulo di lipidi.


Gli acidi grassi della serie omega 3 sostengono lo sviluppo dell’embrione

 

La somministrazione di omega 3 si rivela positiva ai fini della fertilità, principalmente grazie alla riduzione degli aborti tardivi; ciò si deve probabilmente a un impianto più efficace e a una placenta più efficiente.

 

Sinedino et al. (2017) hanno valutato gli effetti della somministrazione di 100 g di un prodotto a base di alghe ricco di acido docosaexaenoico (DHA) a partire dal 30° giorno di lattazione sulla composizione di acidi grassi del latte, sui fosfolipidi ematici, sulla produzione di latte e sulla fertilità. Rispetto al gruppo di controllo, i soggetti trattati mostrarono una superiore quantità di acidi grassi della serie omega 3 nel latte, un livello più elevato di fosfolipidi nel sangue, un aumento produttivo di 1,1 kg, una maggiore percentuale di gravidanze (41,6% contro 30,7%) e un minore numero di giorni aperti (102 contro 124).


Anche gli acidi grassi della serie omega 6 sono importanti per lo sviluppo dell’embrione

 

La riduzione della quantità di omega 6 (soprattutto di acido arachidonico) nell’endometrio di bovine da latte nel periodo della riproduzione è una strategia volta a rendere minima la sintesi di prostaglandine (che sono luteolitiche), a proteggere quindi il corpo luteo e a ridurre la mortalità embrionale. Ad esempio, una razione ricca di omega 3 riduce la proporzione di acido arachidonico nell’endometrio, determinando una minore produzione di prostaglandine nella fase terminale del diestro.

Compito della ricerca è la definizione del migliore profilo di acidi grassi in grado di sostenere lo sviluppo dell’embrione e che probabilmente comprende sia omega 3, sia omega 6.


Gli acidi grassi essenziali e il processo infiammatorio post parto


Ogni soluzione di tipo gestionale in grado di ridurre nel post parto l’incidenza di patologie, la perdita di condizione corporea e il processo infiammatorio (quest’ultimo caratteristica costante nella vacca fresca) è destinata a migliorare la fertilità.

 

La somministrazione di acidi grassi essenziali nel post parto può rivelarsi efficace per i seguenti motivi:

1) aumenta la concentrazione energetica della razione, favorendo una minore perdita di condizione corporea;

2) può migliorare l’attività del sistema immunitario e ridurre l’incidenza delle patologie del post parto;

3) può regolare il livello del processo infiammatorio tipico del post parto e accelerarne la risoluzione.

 

Una riduzione delle patologie del post parto è stata descritta in seguito alla somministrazione di omega 6, acidi grassi che aumentano la produzione di mediatori dell’infiammazione (prostaglandine) e potrebbero stimolare il sistema immunitario. 

 

D’altra parte un controllo dell’infiammazione si ottiene anche attraverso la somministrazione di omega 3, pertanto la domanda è la seguente: il processo infiammatorio tipico del post parto dovrebbe essere esaltato attraverso la somministrazione di omega 6, oppure dovrebbe essere attenuato con l’impiego di omega 3? 

L’Autore conclude affermando che cercare un equilibrio tra omega 6 pro-infiammazione e omega 3 antinfiammatori pare una strategia vantaggiosa per rendere più agevole la transizione dall’asciutta alla lattazione.


Fonte: Eduardo Ribeiro, José Sprícigo, Elvis Ticiani, Bruna Mion, Murilo Carvalho, “New insights on the role of essential fatty acids on reproduction in dairy cattle”. Atti del Florida Ruminant Nutrition Symposium 2019.

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