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Azienda De Franceschi. La stalla dove non c'è il gruppo di asciutta

Non solo non c’è il gruppo di asciutta nella stalla di Floriano De Franceschi a Castelgomberto, tra i colli vicentini. Ci sono anche tante altre scelte originali per una stalla di dimensioni ridotte, ma ricca di spunti, specie per chi apprezza i percorsi (gestionali e tecnici) fuori dai soliti itinerari. 

 

Stalla Floriano De Franceschi

 

Niente gruppo di asciutta. Esatto, avete letto bene. Non c’è gruppo di asciutta. In questa stalla di Castelgomberto, nel vicentino, l’organizzazione che ha dato Floriano De Franceschi è improntata al minimalismo efficace.

 

Cosa significa? Trovare una sintesi che dia frutto tra esigenze apparentemente contrapposte: produrre latte di qualità, in quantità soddisfacente, con il minimo input necessario quanto a lavoro e presenza in stalla. E, come vedrete continuando a leggere, la mancanza del gruppo di asciutta rientra in questa logica, accompagnata a non poche altre idee e applicazioni decisamente interessanti.

 

Che poi siano applicabili ad altre stalle è un altro paio di maniche ma, come si ripete sempre, non c’è ricetta che funzioni allo stesso modo qui e là: ogni azienda è un mondo a parte e ogni allevatore è il re di questo mondo. Sta alla sua intelligenza capire chi è, cosa ha e come può abbinare al meglio ciò che è con ciò che ha

 

Minimalismo efficace 

 

Fatto questo preambolo, vediamo qualche dettaglio in più. Certo trovare in stalla Floriano De Franceschi non è facilissimo, perché ha ruoli istituzionali importanti: come presidente dell’Arav è spesso in giro per il Veneto.

 

In passato è stato vice-presidente Anafi e, insomma, avrete capito che per la sua stalla (dove è l’unico a lavorare a tempo pieno) doveva per forza fare in modo che le cose procedessero su binari sicuri, con procedure in grado di dare una routine tranquilla, richiedere meno interventi possibili e permettere quindi di avere più tempo libero anche per una qualità di vita migliore.

 

La mandria è costituita da una cinquantina di vacche in lattazione, più le asciutte e il parco rimonta, arrivando al centinaio complessivo di capi. Razza Frisona (ovviamente), ma senza aver mai spinto più di tanto il pedale dell’acceleratore su scelte genetiche estreme. Obiettivi latte, titoli e mammella, per una mandria che fosse equilibrata, resistente, in grado il più possibile di cavarsela senza richiedere troppo tempo. La stalla attuale è decisamente bella e funzionale ed è difficile pensare che prima fosse un fienile. O meglio, guardandola da vicino lo può anche ricordare, ma quanto a funzionalità tutto quello che è stato fatto è andato nel verso giusto.

 

Del fienile originario ha mantenuto, ovviamente, la forma: lunga e (relativamente) stretta. Non al punto da impedire una larga corsia di alimentazione, con due file di cuccette nella zona di riposo. A un’estremità c’è il gruppo delle manze gravide, all’altra il robot di mungitura, un Lely Astronaut che munge diligentemente dal 23 gennaio 2007, anno in cui è stata fatta questa stalla. Un dettaglio: prima le vacche stavano nella vecchia stalla, ora adibita alla rimonta con qualche aggiustamento, ed erano legate. Esatto: da stabulazione fissa a robot di mungitura, praticamente un salto triplo in termini di evoluzione di stalla.

 

Torniamo a noi o, meglio, alla stalla. Si notano le corsie con una minima quantità di deiezioni. Poi, guardando meglio, si nota anche il Lely Discovery 120 Collector, il robot per la pulizia delle corsie (questa è la versione per corsie piene), che fa avanti e indietro 35 volte al giorno, svuotando poi la sua cisterna, dove raccoglie le deiezioni aspirate, nella fossa che conduce alla concimaia esterna.

 

Lely Discovery 120 Collector

 

Se poi guardate i piedi delle bovine, vedete che sono estremamente puliti e la pulizia è impeccabile anche sul resto del corpo di ogni vacca. Al robot di mungitura è stato abbinato il sistema di lavaggio e disinfezione automatico dei piedi della bovina Lely Meteor (agisce sui due posteriori) a ogni ingresso.

 

Se le vacche sono così pulite (cosa che si nota immediatamente entrando in stalla), è anche merito delle cuccette. Si utilizza paglia tritata, che viene aggiunta con grande frequenza, senza una cadenza definita, ma ogni volta che serve. Tra la fila di cuccette più esterna e la parete è stato ricavato un corridoio leggermente sopraelevato rispetto alle cuccette. Ogni 3-4 metri è messo un ballone di paglia e da qui è abbastanza pratico e veloce gettare paglia pulita sulla prima fila di cuccette. Dalla corsia di separazione tra le due file poi si prende parte della paglia accumulata e la si usa per la fila più distante.

 

Anche qui tutto all’insegna della velocità e della praticità. Prima si usava paglia lunga. Da che è stato inserito il Discovery (in sostituzione del raschiatore) si è passato alla paglia tritata, per evitare intasamenti del robot. A proposito di questo robot: la tranquillità che assicura in stalla (e anche all’allevatore, che non deve correre per qualche incidente) rispetto al raschiatore non è cosa da poco. In pratica la questione pulizia delle corsie è cosa fatta al meglio e senza dare pensieri.

 

Altri dettagli

 

Continuiamo. Per attenuare i problemi del caldo estivo ci sono un nuovo tetto coibentato con spessore di 8 cm, doccette in corsia di alimentazione e destratificatori a soffitto. Molto utile il cupolino trasparente per aumentare l’illuminazione dentro la stalla. Accanto al robot c’è poi il box di separazione su lettiera in paglia, dove vengono separate le bovine a pochissimi giorni dal parto o quelle che per qualche ragione richiedano un intervento.

 

E l’ufficio? Si sale su una scalinata posta dietro la zona mungitura, poi un camminamento e ci si arriva. E dall’interno di esso si ha una panoramica completa della stalla, dall’alto. Dalla sua sedia Floriano De Franceschi ha di fronte a sé il computer e, spostando di poco la testa, una visuale della stalla attraverso la finestra che dà sulla stalla, grande quasi quanto la parete. Così, magari mentre lavora a qualche progetto Arav o a qualche relazione, basta un piccolo movimento del capo e ha sempre la stalla e le vacche davanti agli occhi.

 

A proposito di Arav: notevoli, per le possibili ricadute pratiche che potranno avere, sono i cinque progetti di ricerca con Università di Padova, Arav e Regione Veneto che partiranno a breve sulle questioni di maggiore attualità. E cioè:

1- emissioni di metano da parte delle bovine;

2- lisato piastrinico per la cura delle mastiti;

3- ricerca e classificazione dei patogeni eventualmente presenti nel latte consegnato nel corso dei controlli funzionali;

4- studio e caratterizzazione del fenotipo «lattoferrina» a livello di popolazione in funzione dello stato fisiologico delle bovine (fase della lattazione, numero di parti, razza), in funzione della produttività (kg latte) e della qualità del latte (in concomitanza dei controlli funzionali);

5- caratterizzazione genetica delle bovine da latte allevate in Veneto per il genotipo beta-caseina A2A2. 

 

E anche quando non è in stalla, quando è da tutt’altra parte in Veneto o fuori Veneto, Floriano De Franceschi la sua stalla e le sue vacche le può vedere comunque dallo smartphone, grazie alle varie telecamere che inquadrano ogni punto e che trasmettono sul monitor in ufficio e via internet ovunque si trovi.

 

Monitor e immagini stalla

 

Utili ovviamente per monitorare il box parto, ma anche per altro: guardarsi la registrazione dei filmati ripresi nella stalla è assai utile di tanto in tanto, per imparare sui comportamenti delle bovine e, anche – è capitato – per capire le dinamiche di certi infortuni. O anche, semplicemente, per vedere se c’è ancora fieno in mangiatoia o se bisogna aggiungerne.

 

Razione a secco 


Parliamo di fieno e quindi parliamo di alimentazione. L’approccio minimal continua anche in mangiatoia, ovviamente. La razione alla mangiatoia è...

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