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lettiera di sabbia stalla vacca da latte

Azienda Viazzani. Alla lettiera non rinuncio

In questa stalla di Busseto, in provincia di Parma, non si è mai vista l’ombra di una cuccetta. Anno dopo anno, decennio dopo decennio, la fedeltà alla lettiera permanente non è mai venuta meno. È aumentata la mandria, si sono aggiunte nuove strutture, ma la stabulazione è sempre stata su lettiera. Prima era su paglia, ora è lettiera compost con utilizzo di segatura di abete e una o due lavorazioni giornaliere. E qualche accorgimento interessante che rende più efficace questa soluzione.

 

Stalla bovine Azienda Viazzani


Certo sarebbe riduttivo circoscrivere il racconto dell’azienda di Michele Viazzani, 110 vacche in mungitura a Busseto, alla sola lettiera, perché non mancano spunti interessanti che vanno al di là delle scelte di stabulazione.

 

Tuttavia, considerando una certa densità animale che è impossibile non notare al primo colpo d’occhio entrando, direi che può essere interessante partire proprio da qui, dalla lettiera. Cercando di capire cosa viene fatto e perché, pur con una densità di 6-6,5 mq/capo (e soggetti di una certa taglia, come vedremo) le cose vanno più che bene, eventualità tutt’altro che scontata quando si parla di lettiera compost e di carico animale elevato.


Lettiera compost? Qui il carico animale è alto, eppure funziona


Come accennato in precedenza, malgrado il carico animale elevato, questa lettiera fa la sua parte egregiamente: ci sono tutti i vantaggi della lettiera in termini di benessere animale, praticità di lavoro, facilità di gestione, senza riscontrare alcun problema di tipo sanitario, in particolare sul versante mastiti. Le cellule sono mediamente su livelli medi annuali di 150-160 mila, le mastiti sono estremamente rare, le dermatiti inesistenti e i problemi ad arti e piedi quasi non si sa cosa siano.

 

E tutto questo in estate, e fin qui si può capire, ma anche in inverno, decisamente la stagione più problematica per le lettiere compost, tanto più se ci sono queste densità. Anche in inverno, anche nelle giornate più umide e fredde, la lettiera tiene, assicura Michele Viazzani. Possibile? Possibile sì, e via via che il nostro allevatore svela i dettagli della sua lettiera si può cominciare a intuirne il perché.


Superficie in
pendenza


Per cominciare un primo punto: la superficie su cui poggia la lettiera è leggermente inclinata, sia da una parte che dall’altra, verso le due corsie di alimentazione laterali. Questo fa sì che le urine tendano a scorrere lateralmente, almeno in parte, verso le due estremità. Insomma: sotto la lettiera, nella parte più bassa, non c’è liquame: la parte liquida che percola sul fondo scorre velocemente ai lati dell’area a lettiera.


A questo punto entra in scena un altro dettaglio: niente muretto di contenimento. No, spiega Michele Viazzani: se ci fosse bloccherebbe le urine all’interno della lettiera. E sappiamo che il nemico numero uno di una lettiera compost è il ristagno di umidità. Insomma, questo dettaglio accompagna il precedente, la pendenza della pavimentazione.

 

Certo, spiega, dove si mette una ruspetta in corsia di alimentazione il muretto è indispensabile, ma è una scelta che penalizza il buon funzionamento della lettiera. Niente ruspetta, quindi. Le corsie di alimentazione (ai due lati della superficie, larga 20 metri) sono larghe 4 metri ciascuna, sono di cemento rigato e sopra di esse, due volte al giorno, viene distribuita della paglia, che assorbe le urine e crea una superficie di calpestio più morbida e meno aggressiva.

 

Due volte al giorno, quando le bovine sono in mungitura, viene rimossa la paglia presente in corsia e se ne aggiunge di nuova e pulita. Si rimuove anche quella parte di lettiera che, per la pendenza e per il movimento delle bovine, è scivolata in corsia. 
Una volta la settimana in estate, ogni due giorni in inverno, si mette nuova segnatura di abete (viene da segherie del Trentino) a compensare quella rimossa.


Niente doccette, solo i destratificatori


Continuiamo: non ci sono doccette sulle corsie di alimentazione, perché non c’è bagnatura delle vacche. Ci sono i destratificatori a soffitto e solo loro. Questo significa che non si aggiunge acqua al sistema lettiera. La stalla è aperta, la zona sufficientemente ventilata e l’orientamento della stalla è nella direzione giusta per avvantaggiarsene.


C’è poi, naturalmente, la lavorazione della lettiera. Si fa due volte il giorno, e con i denti del ripuntatore – spiega l’allevatore – che devono toccare il cemento del fondo, per essere sicuri che tutta la massa sia adeguatamente mossa e arieggiata. L’altezza della lettiera poi deve essere contenuta – sottolinea Michele Viazzani – e alta non più di trenta centimetri. Altrimenti – e racconta la sua esperienza iniziale con una profondità maggiore – le lavorazioni non riescono a interessare tutta la massa, e nella parte più profonda hanno luogo fermentazioni e riscaldamento. La lettiera qui è fredda e fredda deve essere.


Selezione canadese per frisone di grande taglia


In qualche modo anche l’idea di bovina da latte che ha in testa Michele Viazzani è collegata al tema della lettiera. Andando un po’ controcorrente rispetto a un pensiero generale che punta a ridurre le dimensioni della Frisona, lui ha sempre amato le bovine di grande taglia. Ha sempre usato tori canadesi e tuttora segue questa linea. 
“Certo – dice – lo so di andare controcorrente. Ma qui questo tipo di Frisona non ha problemi”. E si può capire perché. Grazie alla...

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