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lettiera di sabbia stalla vacca da latte

Azienda Arnoldi. La stalla delle meraviglie

Quando si parla di aziende da latte, di allevamento, un parametro di valutazione poco considerato ma di grande valore è la quantità di ore di lavoro necessarie per fare un quintale di latte. Meno sono, più l’azienda è efficiente, in termini di lavoro che essa richiede. È inevitabile che l’elettronica e l’automazione giochino un ruolo importante per migliorare questo parametro. Quando poi il tutto è studiato e pensato accuratamente sulla carta e poi realizzato come qui, la stalla che ne deriva rasenta l’opera d’arte.


Azienda Arnoldi di Rivarolo Mantovano

 

 

D’accordo, il titolo può eccedere un pochino, ma la sostanza c’è tutta: questa stalla della famiglia Arnoldi a Rivarolo Mantovano (186 vacche e 206 manze presenti, dato che l’obiettivo è crescere essendo la nuova stalla tarata su 220 capi in lattazione) è un concentrato di tecnologia e di attenzione al dettaglio come non è facile trovare.

 

Benessere animale e attenzione alla qualità del lavoro e al risparmio di manodopera sono le direttrici che hanno guidato la progettazione prima e la realizzazione poi, operativa da circa un anno. I risultati si sono visti subito, sia per la risposta delle bovine che per il salto di qualità del lavoro.

 

Tante sono le soluzioni originali adottate che, inevitabilmente, andremo un po’ lunghi nel descriverle con i loro vari dettagli. Ma, vedrete, sarà tempo investito bene quello dedicato alla lettura perché non sono molti gli esempi di funzionalità in un ricovero di vacche da latte come l’azienda Arnoldi Francesco, Mauro, Simone e Gorni Denis s.s. società agricola di Rivarolo Mantovano. Prima di arrivare al progetto e al progettista (il dott. Lorenzo Leso, mantovano pure lui) Simone Arnoldi, che con i genitori Francesco e Denis e i fratelli Mauro e Chiara gestisce la stalla, ha visto, osservato, studiato, pensato tutto ciò che avrebbe dovuto esserci (e non esserci) nella loro nuova struttura. 

 

Questo perché – ed è un criterio universale – la struttura deve (o dovrebbe) assecondare l’idea di gestione che si ha, e non il contrario. Ossia, per rigidità progettuali, dover adattare la gestione ai limiti e ai vincoli della struttura.

 

Dovendo sostituire una stalla datata e sull’orlo dell’obsolescenza, con ore e ore di lavoro che dovevano essere immesse nel ciclo di allevamento, e data la dimensione famigliare dell’azienda, il primo obiettivo è stato quello di automatizzare il più possibile, per arrivare alla minima quantità di manodopera per unità di latte prodotta. Un criterio di cui si sente poco parlare alle nostre latitudini, ma tutt’altro che banale, in quanto fotografa l’efficienza di una stalla.

 

Automazione, dunque, ove possibile, ma anche tanto benessere animale per dare alle bovine il miglior ambiente di vita e creare le premesse per la massima sanità. Un criterio che – lo vedremo – ha coinvolto il tipo di stabulazione, le misure, il sistema di ventilazione e raffrescamento, lo stesso orientamento della struttura.

 

La cosa è riuscita? Direi di sì, e lo stesso devono averlo pensato le vacche che, dopo solo una settimana nella nuova stalla (e considerate che per la mungitura andavano ancora nella vecchia struttura, quindi con l’effetto dello spostamento, i tempi di attesa per la mungitura in una sala 7+7 con una sala di attesa sottodimensionata) avevano fatto segnare un guadagno di 3 kg/giorno di latte prodotto, per il solo effetto del nuovo ambiente, passando dai 33 kg di media prima dello spostamento ai 36 della settimana successiva.

 

L’incremento produttivo è continuato, anche grazie al passaggio alla mungitura robotizzata, arrivando agli attuali 44,4 kg di media/giorno di febbraio 2020, con il 3,78 % di grasso, il 3,38% di proteine (caseina al 2,63%) e 110mila come media cellule. 


Quattro box di separazione (con l’arla per la podologia al centro)


Cominciano allora a vedere da vicino questa stalla, partendo da quello che è forse il punto più interessante della struttura: il sistema di separazione delle bovine dopo la mungitura. Che il box di separazione all’uscita dalla sala di mungitura, con accesso gestito da un cancello automatico, sia un asset di assoluto vantaggio per la gestione aziendale, è cosa nota e risaputa. Ma in questa azienda l’opera ha superato la praticità e ha raggiunto i confini dell’arte. Esagerato? Non direi. 

 

In questa stalla, lo vedremo meglio poi, ci sono quattro robot di mungitura, posizionati in due gruppi da due contrapposti nella parte centrale della struttura. Al centro, nell’area definita dai robot, c’è lo spazio occupato dai box di separazione.  Quattro box di separazione, per la precisione. Al centro del centro c’è il travaglio per la mascalcia, che è collegato ai quattro box di separazione, e da ognuno di essi c’è un possibile accesso al travaglio medesimo. 

 

Di questi quattro box, due sono su lettiera e due su cuccette. Dal robot di mungitura la bovina può essere avviata in uno o in un altro di questi spazi. Qui si mandano su lettiera le pluripare a fine lattazione, per fare abbassare la produzione nella fase pre-asciutta, con solo due mungiture per alcuni giorni e unifeed delle asciutte, o nell’immediato post parto, per i giorni che richiedono più attenzione, più spazio e meno stress.

 

Nei due box su cuccette, più piccoli, sono dirottate all’uscita dai robot le bovine che richiedono visita veterinaria, trattamenti, podologia. L’accesso all’arla è ovviamente gestito “manualmente”, facilitato però grandemente da latto che, grazie ai cancelli separatori, le bovine che ne hanno bisogno sono già nel box. Nei box su cuccette sono messe anche le manze a fine gestazione, per dare loro alcuni giorni di adattamento alle cuccette, che non hanno mai visto prima.

 

Sopra i box ci sono alcuni destratificatori per il ricambio dell’aria. In questo pezzo di stalla si concentra una buona parte del lavoro. Quando escono da qui le bovine richiedono pochissime attenzioni. E, grazie ai box separatori e ai cancelli automatici, di manodopera ne serve davvero poca e il grosso delle bovine in lattazione viene quasi ignorato. Insomma: se un box di separazione è utile, potete immaginare quanto lo siano quattro. 


Mungitura robotizzata, traffico libero e Herd Navigator


Il passaggio alla mungitura robotizzata non ha dati problemi di sorta, grazie agli accorgimenti presi in sede di progettazione e definizione del layout, ma anche per un lavoro di selezione sulla mandria già attivo da anni, con scelta di tori adatti alla mungitura robotizzata. Questo perché, come sottolinea Simone Arnoldi, al robot di mungitura è bene pensarci per tempo e, ad esempio, indirizzare in tal senso la selezione, anche se ancora, fisicamente, il robot non c’è.

 

Altro passaggio interessante. Per un mese le bovine sono state munte ancora nella vecchia sala di mungitura. Ai robot accedevano soltanto per ricevere una quota di concentrato e per famigliarizzare con la novità. Poi, passati i 30 giorni, le macchine hanno cominciato a mungere, con le bovine ormai abituate a questo tipo di stabulazione.

 

Molto curata è anche la zona di accesso ai robot. Ampia, su grigliato, con copertura in gomma piena nella parte periferica di accesso all’area grigliata, anche questa gommata. Uno spazio comodo, tranquillo, senza ostacoli, per un accesso alla mungitura in totale relax. Il traffico è libero e non è mai stata nemmeno presa in considerazione ogni altra eventualità. I robot fanno il loro lavoro perfettamente, con la massima soddisfazione di Simone Arnoldi. Che, riguardo al latte munto, ha inserito un ulteriore passaggio tecnologico nella sua stalla, dotandosi anche dell’Herd Navigator DeLaval. E, se sui robot di mungitura ormai non c’è molto da dire essendo cosa comune in tantissime stalle, sull’Herd Navogator vale la pensa soffermarsi un po’, perché è una macchina in grado di fare tantissimo per la gestione della stalla e il suo muoversi lungo binari della massima sanità.

 

È un mini laboratorio, che analizza sul latte munto: BHB (betaidroissibutirrato) per la rilevazione delle chetosi, LDH (lattatodeidrogenasi) per la rilevazione delle mastiti, progesterone (per la rilevazione dei calorie e della gravidanza) e urea, per il monitoraggio del metabolismo proteico ed energetico. 

 

La macchina lavora in totale autonomia, gestisce le analisi e fornisce indicazioni estremamente attendibili su punti chiave della gestione della mandria: calori e momento ottimale per la fecondazione, gravidanza, rischio insorgenza mastiti, chetosi, dismetabolie energetico/proteiche. Quello che richiede sono tre minuti al giorno di lavoro, per sostituire gli stick con i reagenti, in base alle indicazioni del pannello di segnalazione. Tutto molto semplice, intuitivo, pratico.

 

Il costo di gestione annua è attorno ai 58/60 euro per vacca. Ripagati? Fate voi: da che la mandria è entrata in questa nuova stalla le mastiti sono letteralmente crollate, passando dai circa 250 casi all’anno agli attuali 1 o 2 al mese, il “minimo sindacale” scherza Simone Arnoldi. Il che ha comportato una drastica riduzione della spesa per farmaci, pari al 70%. Se prima si spendeva 10 ora si spende 3, vaccini compresi. 

 

Certo non solo per merito dell’Herd Navigator. Ad esempio la mungitura quarto per quarto è stata un toccasana per la sanità della mammella e dei capezzoli, sottolinea l’allevatore. Ma l’Herd Navigator ha sicuramente dato una mano importante. In particolare Simone Arnoldi sottolinea la sua precisione nel rilevare un inizio di mastite, prima e con molta più accuratezza della lettura della conducibilità elettrica. Lo dice a ragion veduta, dato che ha anche questa rilevazione e può incrociare i dati. 


Tazzetta o vasca? 


L’abbeveratoio è uno degli snodi chiave dell’allevamento, una (possibile) strettoia attraverso la quale i risultati complessivi possono rallentare, rispetto alle potenzialità, e anche di molto.

 

Eppure, malgrado la sua importanza, l’abbeveratoio è solo recentemente arrivato nel dibattito tecnico al posto d’onore che gli spetta, come strumento per veicolare il primo alimento che la vacca assume, ossia l’acqua. Non che all’abbeveratoio si chiedano poche cose: l’acqua deve essere tanta in poco tempo, pulita, possibilmente non troppo fredda in inverno e gradevolmente fresca in estate. E, ovviamente, deve essere acqua pulita.

 

Non consideriamo la questione delle tubazioni e limitiamoci al punto di uscita: tazza o vasca? Ecco come si è comportato Simone Arnoldi. La sua scelta,...

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