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lettiera di sabbia stalla vacca da latte

Come fare l'insilato di mais

Il silomais è certamente l’insilato più utilizzato nell’alimentazione dei ruminanti, grazie al suo elevato contenuto di fibra e amido di elevata qualità. Nonostante i problemi di instabilità aerobica, è certamente uno dei foraggi più facili da insilare, purché si ripettino alcuni passaggi chiave.

 

raccolta mais


Per massimizzare la qualità del foraggio, il mais dovrebbe essere raccolto nella giusta fase di maturazione e con un adeguato contenuto di sostanza secca. Inoltre, è fondamentale regolare e utilizzare una corretta lunghezza ed altezza di taglio, in aggiunta ad un’efficiente rottura delle cariossidi, per ottimizzare la resa e la qualità finale dell'insilato. 


Maturazione


Lo stadio di maturazione può essere monitorato osservando lo sviluppo della linea del latte all’interno delle cariossidi. Per ottimizzare il valore nutritivo, il mais da insilare dovrebbe essere raccolto quando la linea del latte si trova tra la metà e i due terzi della granella (vedi foto in basso). In questa finestra, il contenuto di amido solitamente è pari o superiore al 30% sul secco (a seconda anche dell’ibrido utilizzato) mantenendo una corretta digeribilità delle fibra.

 

stadio maturazione granella di mais


Inoltre, alcuni ibridi di mais sono caratterizzati dallo “stay green”, caratteristica che consente alla pianta rimanere verde per un lungo periodo, mantenendo una buona digeribilità della fibra e un corretto riempimento delle cariossidi, consentendo dunque una finestra di raccolta più ampia.


Sostanza secca e rottura della granella


La sostanza secca ideale per la raccolta si attesta intorno al 32% e il 36% SS. Fondamentale è il corretto settaggio e utilizzo del rompigranella (corn cracker) per consentire un’efficiente rottura delle cariossidi: rompere adeguatamente la granella, influenza positivamente la disponibilità di energia a livello ruminale. Per una corretta rottura della granella almeno il 70% delle cariossidi deve avere una diametro pari o inferiore a 4,75 mm.

 

A livello pratico, soprattutto al momento della trinciatura, all’interno di 1 litro di silomais non devono essere presenti più di 3 o 4 al di fuori di tale misura.
Insilare il mais a un contenuto più basso di SS, significa ridurne il contenuto di energia, aumentare la produzione di percolato (e dunque perdita di nutrienti) e aumentare la proliferazione di clostridi


Altezza e lunghezza di taglio


L’altezza di taglio raccomandata è di circa 30 cm (o superiori), in modo tale da massimizzare la resa in termini di sostanze nutritive ed evitare di contaminare il foraggio con il terreno. Per quanto riguarda la lunghezza di trinciatura (TLOC) è sicuramente utile una ridotta TLOC per aumentare la compattazione della massa insilata e di conseguenza per ridurre la porosità e la penetrazione dell’ossigeno.

 

In generale, la TLOC consigliata varia dai 10 ai 19 mm, che però può essere maggiore nel caso in cui si utilizzi la tecnica del silomais sfibrato (TLOC intorno ai 30 mm).  A tal proposito, un’elevata TLOC può essere d’aiuto per la formulazione di razioni prevalentemente basate sul silomais e a ridotto contenuto di altre fonti fibrose.


Densità di compattazione


È necessario compattare il silomais in modo corretto ed efficiente, per ottenere rapidamente un ambiente anaerobico all’interno della massa insilata e dunque ridurre le perdite di SS. La porosità risulta essere fondamentale, ed è data dal quantitativo di ossigeno che può penetrare nell’insilato.

 

Una regola che vale sia per l’insilato di mais, ma anche per gli altri foraggi destinati all’insilamento, è quella di ottenere una densità compresa tra i 200 e 250 kg/SS m3 (porosità inferiore al 40%). Per ottenere un insilato di ottima qualità è fondamentale l’utilizzo di coperture a barriera di ossigeno.


Problematiche e fermentazioni


Generalmente il silomais è considerato un insilato facile da realizzare con minori problematiche fermentative rispetto ad altre tipologie di foraggio. Ciò che può portare a perdite di sostanza secca e di valore nutrizionale, è sicuramente l’instabilità aerobica al momento dell’utilizzo. Questa condizione è intesa come un aumento della temperatura in una o più parti della trincea, principalmente in seguito all’attività di lieviti ed altri microrganismi deterioranti, che fermentano l’acido lattico, consumano SS e predispongono l’insilato al deterioramento ed allo sviluppo di muffe, dannose per la salute degli animali. 

 


Per limitare lo sviluppo di questi microrganismi indesiderati, oltre alle buone pratiche di insilamento, è stato scientificamente dimostrato che sia fondamentale utilizzare inoculi microbici a base di batteri eterolattici, come L. buchneri in associazione al nuovo batterio L. hilgardii, in grado di produrre sia acido lattico, ma anche acido acetico e 1,2 propandiolo, composti antifermentativi in grado di ridurre la carica di lieviti. Inoltre, in caso di mais allettato o danneggiato dalla grandine, è fondamentale l’utilizzo di inoculi microbici (sia omolattici che eterolattici) in modo tale acidificare efficientemente la massa insilata e ridurre la proliferazione di funghi, responsabili della produzione di micotossine.

 

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