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lettiera di sabbia stalla vacca da latte

Alta, bassa, media: quale il giusto livello di urea nel latte?

Tradizionalmente impiegato per valutare l’equilibrio tra apporto proteico e apporto energetico della razione, il tenore di urea del latte e del sangue è utile anche per stimare l’efficienza di impiego dell’azoto da parte del ruminante e per indirizzare la diagnosi nei casi di ipofertilità. Nel corso degli ultimi decenni i parametri di riferimento hanno subito sensibili variazioni, soprattutto in seguito ai progressi della ricerca nel settore dell’alimentazione.

 

Il valore di proteina grezza di un alimento viene calcolato (sistema Weende, fine del XIX secolo) moltiplicando il suo tenore di azoto per 6,25, partendo dal concetto secondo il quale il contenuto di azoto degli aminoacidi è pari in media a 16% (1 : 16 = 6,25).

 

Se poniamo a confronto le tabelle relative ai fabbisogni di bovine in lattazione pubblicate dal National Research Council statunitense nel 1989 e nel 2001, ci accorgiamo di come negli ultimi anni siano cambiate le raccomandazioni relative alle proteine.

 

Nel 1989 per una bovina di 700 kg di peso vivo che produceva 24, 36, 48 o 60 kg di latte al giorno venivano suggerite percentuali di proteina grezza della razione pari rispettivamente a 15%, 16%, 17% e 18%, arrivando addirittura a consigliare per vacche fresche nelle prime tre settimane di lattazione razioni con 19% di PG.

Nel 2001 invece per una bovina di 680 kg di peso vivo che produce in media 25, 35, 45 o 54,4 kg di latte si suggeriscono percentuali di proteina grezza pari rispettivamente a 14,1%, 15,2%, 16% e 16,7%: un cambiamento davvero significativo.

 

In proposito può essere interessante tornare a considerare quelle razioni “insolite, ma che tuttavia funzionano”, che il prof. Terry Howard dell’University of Wisconsin-Madison riportò negli atti di un convegno datato 1994. Si trattava di allevamenti che nel 1993 avevano fatto registrare una media produttiva di circa 11.000 kg di latte con 3,75% di grasso e le cui razioni assicuravano in media un’ingestione di circa 24 kg di sostanza secca con un contenuto medio di proteina grezza pari a 18,4%, con estremi di 17,1% e 21,1%! Evidentemente in quel tempo erano meno avvertite rispetto a oggi le preoccupazioni di carattere economico e ambientale; inoltre, si largheggiava con la proteina grezza anche allo scopo di fornire la massima quantità possibile di aminoacidi essenziali.

 

In tempi più recenti numerose prove sperimentali hanno dimostrato che superando il tenore proteico di circa 16,5% sulla sostanza secca non si ottengono vantaggi in termini di produzione di latte, di latte corretto al 4% di grasso o di proteina del latte.


Ritorno al presente: viaggio al centro della proteina grezza


La proteina grezza è composta da RDP (Rumen Degradable Protein, proteina degradabile nel rumine, da 8,5% a 12,5%) e RUP (Rumen Undegradable Protein, proteina non degradabile nel rumine, da 4,5% a 7,5%); è importante considerare separatamente le due proteine e identificarle come percentuale sulla sostanza secca.

 

In sede di calcolo della razione si deve tendere a massimizzare la sintesi di proteina microbica (ad esempio aumentando il livello di zuccheri) e a ridurre i fabbisogni di RUP: il modo più indicato per raggiungere questo scopo consiste nel migliorare l’apporto di aminoacidi nella RUP.

 

Migliorare il bilancio degli aminoacidi e diminuire la RUP significa indirizzare l’impiego della proteina grezza verso la produzione di latte e non verso la produzione di energia. La realtà è che dovremmo ormai abituarci a ragionare non di fabbisogni proteici, ma piuttosto in termini di fabbisogni di aminoacidi.

 

Ecco dunque che oggi si considerano ottimali valori di MUN (Milk Urea Nitrogen, azoto ureico del latte) compresi tra 10 e 12 mg/dl (corrispondenti a urea 21,5-25,7 mg/dl). Anni fa era invece comune incontrare valori di MUN compresi tra 16 e18 (pari a urea 34,3-38,6 mg/dl).

 

Oggi il prof. Van Amburgh della Cornell University suggerisce di raggiungere valori di urea del latte di massa compresi tra 17 e 21 mg/dl; si può riuscire in questo intento grazie all’impiego...

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