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Quel collegamento possibile tra asciutta, colostratura e diarrea nei vitelli

Spesso la diarrea nei vitelli è correlata a malassorbimento o ad errori legati alla somministrazione del colostro. Occorre quindi valutare il grado di immunità passiva del vitello e rivedere le procedure di colostratura laddove carenti. A prescindere dall’origine, la principale causa di morte in un vitello con diarrea è dovuta alla disidratazione e all’acidosi metabolica, per cui la reidratazione è la prima azione da adottare.


Nel corso della giornata buiatrica della SIB (Società italiana di buiatria) svoltasi il 19 maggio in webinar live, è stato trattato l’argomento delle diarree nel vitello: come riconoscere se sono da attribuirsi a un fallimento del passaggio dell’immunità passiva dalla bovina al neonato e come trattarle.

 

Valutazione del trasferimento dell’immunità passiva


La dr.ssa Giulia Sala, dell’Università degli Studi di Milano, si è occupata, per la sua tesi di dottorato, della valutazione del trasferimento dell’immunità passiva colostrale in vitelli sani e in vitelli affetti da diarrea neonatale. Per immunità passiva si intendono tutti i componenti del sistema immunitario che vengono trasferiti dalla madre alla progenie. Nelle altre specie questo trasferimento inizia già durante la vita fetale, ma nei ruminanti, a causa della tipologia della placenta, avviene solo dopo la nascita con l’assunzione del colostro.


Un trasferimento inadeguato dell’immunità passiva (ITPI) indica una condizione patologica in cui il vitello non assorbe una immunità passiva sufficiente tenendo conto che il trasferimento si definisce adeguato quando la concentrazione sierica di IgG (immunoglobuline G) è uguale o maggiore a 10 g/l. Questa inadeguatezza può essere dovuta al volume, se minore di 4 litri, e alla qualità di colostro ingerito oltre che al tempo di somministrazione del colostro. Infatti, la barriera intestinale è aperta all’assorbimento del colostro solo per 24 ore, ma il picco di assorbimento si ha nelle prime 6 ore.


Nel breve termine questa situazione porta a un aumento della mortalità neonatale, mentre nel medio periodo si riscontra un aumento del rischio di sviluppare diarrea neonatale e broncopolmonite enzootica, oltre a ridotto incremento ponderale giornaliero. A lungo termine si verificherà una riduzione della produzione di latte durante la prima lattazione. In ogni caso, predispone il soggetto ad un aumento nella necessità di trattamenti antibiotici.


Le metodiche di laboratorio per la diagnosi di ITPI sono di diverso tipo. I metodi diretti come l’immunodiffusione radiale e l’ELISA quantitativo sono considerati i gold standard, ma non sono applicabili in campo a causa delle tempistiche lunghe, della strumentazione necessaria e per i costi elevati. In campo, si può procedere ad una stima delle IgG mediante la valutazione delle proteine totali sieriche misurate con rifrattometro. Si tratta di una metodica semplice, veloce ed economica. Tuttavia, la disidratazione causata dalla diarrea e la perdita di proteine con le feci può provocare una alterazione della protidemia e quindi falsare questo tipo di valutazione.


In tal caso, quindi, si può ricorrere alla quantificazione delle gamma-glutamil-transferasi (GGT). È anch’esso un metodo semplice e economico, ma necessita di un laboratorio con strumentazione adeguata. Nei vitelli affetti da diarrea neonatale la precisione delle GGT è maggiore rispetto alla valutazione delle proteine sieriche per indagare il trasferimento dell’immunità passiva.


Diarrea neonatale e reidratazione in campo


La dr.ssa Mariagrazia Bellotti, veterinario libero professionista, ha condiviso le sue esperienze sulla reidratazione in campo del vitello affetto da diarrea neonatale. La diarrea neonatale è un fenomeno multifattoriale, ma di certo una carenza o totale assenza di immunità passiva gioca un ruolo fondamentale come fattore predisponente. Per aumentare le probabilità di successo, prevenire è senza dubbio meglio che curare.


I numeri nelle vitellaie stanno aumentando in maniera esponenziale e quindi quando ci si trova di fronte ad un focolaio di diarrea neonatale la quantità di casi cui prestare attenzione diventa potenzialmente alta. Inoltre, non sempre la posizione geografica del veterinario consente di arrivare in maniera tempestiva. Per questo è necessario che anche l’allevatore sappia distinguere la gravità del singolo caso in maniera da segnalare con precisione la situazione aiutando in tal modo il veterinario a decidere quale strada prendere quando si trova di fronte ad un focolaio di diarrea neonatale.


Occorre quindi riconoscere le caratteristiche fondamentali, come lo score della diarrea, lo score della disidratazione e la valutazione del sensorio. Lo score della diarrea prende in considerazione la consistenza delle feci e l’eventuale presenza di strie di sangue o coaguli. Lo score della disidratazione valuta la permanenza della plica cutanea sopra la palpebra, la temperatura corporea, la lucentezza delle mucose e l’infossamento del bulbo oculare, o enoftalmo, anche se quest’ultimo parametro non è attendibile in caso di cachessia cronica. Se la plica persiste meno di 5 secondi, siamo in presenza di una disidratazione del 5%, più di 5 secondi indica una disidratazione del 7% e una persistenza maggiore di 7 secondi è compatibile con un grado di disidratazione oltre l’8%. Esistono anche... 

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