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Mai sottovalutare la BVD

 

Vacche in stalla

 

Terza puntata del mini viaggio alla scoperta di esperienze di stalla dove il problema della BVD è emerso ed è stato affrontato con successo. Questa volta andiamo nel cremonese, in una stalla con 600 vacche in mungitura, nella quale un paio d’anni fa il problema iniziò a manifestarsi con insoliti problemi riproduttivi, respiratori ed enterici… 


Provincia di Cremona, grande stalla con circa 600 vacche in mungitura e altri 400 animali da rimonta ubicati in una struttura distante dalla prima alcuni chilometri. Tra dicembre 2017 e gennaio 2018 si osservarono alcuni insoliti problemi riproduttivi e gravi episodi di patologia respiratoria unita a manifestazioni gastro-enteriche, spesso con perdita dell’animale, nella vitellaia. 

Dall’esame delle feci e dai tamponi nasali dei vitelli della struttura principale, si evidenziò una positività all’antigene per BVD, mentre le analisi sul latte di massa non portarono ad alcuna evidenza.


Inoltre, tutti degli animali presenti nella seconda struttura (quella per le manze da rimonta) dimostrarono positività anticorpale e negatività antigenica per BVD, il che indicava che gli animali erano venuti in contatto con il virus, ma al momento in quella struttura non erano presenti animali presunti immunotolleranti.

 

Nella struttura principale furono identificati 6 vitelli viremici poi riconfermati a un secondo controllo, e quindi diagnosticati come immunotolleranti. 


Protocollo di lavoro per contrastare la diffusione del virus


Il passo successivo fu organizzare un protocollo di lavoro per controllare la diffusione del virus della BVD in allevamento. Venne predisposto l’allontanamento degli animali persistentemente infetti e l’attuazione di un piano vaccinale con vaccino vivo a doppia delezione contenente i ceppi del virus tipo 1 e tipo 2, con protezione fetale per 12 mesi; poiché gli animali della seconda struttura produttiva erano positivi sierologicamente, ma negativi all’antigene, per volontà della proprietà non furono sottoposti a vaccinazione fino all’ingresso nella struttura produttiva principale. 


L’analisi di tutti i nuovi nati e un controllo quadrimestrale sul latte di massa tramite analisi PCR per la ricerca del virus della BVD completarono l’intervento di controllo del virus in azienda. 


Caccia agli “untori”


A novembre 2019 furono individuati 3 vitelli immunotolleranti e dalle indagini documentali si capì che gli animali persistentemente infetti erano nati da manze provenienti dalla seconda unità operativa. Si scoprì infatti che gli operatori aziendali, contravvenendo alle disposizioni della proprietà e del responsabile sanitario, avevano alloggiato per scopi alimentari nella seconda struttura produttiva due vitelli persistentemente infetti anziché eliminarli.


La presenza dei due “untori” nella mandria degli animali giovani ha fatto sì che l’infezione transplacentare desse origine a nuovi animali persistentemente infetti, nonostante quegli animali conservassero una memoria anticorpale nei confronti al virus della BVD dovuta all’esposizione del virus di campo. 


Insegnamenti utili 


Quali insegnamenti trarre da questa esperienza? Almeno tre: 

1. l’immunità che consegue al contatto con animali che eliminano il virus della BVD crea anticorpi, ma non esclude affatto la nascita di animali persistentemente infetti;

2. per evitare la diffusione del virus della BVD in allevamento, gli animali immunotolleranti devono essere allontanati non appena vengono individuati;

3. il BVDV non perdona alcun errore, è necessario prestare massima attenzione alle misure di profilassi e soprattutto effettuare un’attività di controllo routinaria coadiuvata da una vaccinazione efficace. Basta un singolo animale esposto al virus nel momento fisiologico sbagliato e si ricade in una problematica economicamente drammatica. 

 

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