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Bianconi Farm. Dalle frisone alle bufale

Dalle vacche da latte alle bufale. Un cambio di rotta quasi completato per Bruno Bianconi di Sermoneta, in provincia di Latina. Una scelta imprenditoriale forte, dettata da un ragionamento rigorosamente economico. Che tuttavia non ha impedito, in breve, che si sviluppasse anche una passione e un fascino per la bufala e per quel che significa il suo allevamento.

 

allevamento di bufale

 

Si può essere un appassionato allevatore di vacche da latte, frisonista convinto, e, tuttavia, fare il “salto di specie” e passare alle bufale? Non solo: portare in dote tante delle buone abitudini maturate in anni di allevamento della vacca da latte? Sì, si può. Come ha fatto – o meglio, sta facendo, dato che la transizione completa da bovine da latte a bufale non è ancora completata – Bruno Bianconi di Sermoneta, in provincia di Latina.


Allevatore di vacche da latte, da un paio d’anni è, infatti, passato all’allevamento della bufala. Una scelta imprenditoriale forte, dettata da un ragionamento rigorosamente economico. Che tuttavia non ha impedito, in breve, che si sviluppasse anche una passione e un fascino per la bufala e per quel che significa il suo allevamento. 


Bufale da due anni 


Qui il passaggio alle bufale è storia decisamente recente. Dapprima con l’acquisto di alcune vitelle, poi con la gestione diretta di un allevamento di bufale poco distante e, infine, con l’acquisto di detto allevamento un paio di anni fa e il trasferimento delle bufale costituenti la stalla nelle proprie strutture. Contestualmente andava riducendosi il numero di vacche da latte presenti in stalla, con vendita delle vitelle, poi delle manze gravide.


Attualmente il patrimonio animale complessivo è dato da 70 capi bovini e da 360 capi bufalini, con una trattativa in corso per la vendita dei primi, cosa che renderà l’azienda totalmente dedicata all’allevamento della bufala


Latte di bufala in zona Dop, un plus da sfruttare


Detta per sommi capi la sequenza dei passaggi da bovine da latte a bufale, è interessante conoscerne le ragioni. Come racconta Bruno Bianconi, la decisione è nata da una valutazione economica. Sul piatto della bilancia c’era, da una parte, il costo di produzione del latte bovino e il prezzo che era possibile ricavare dalla sua vendita ora e, verosimilmente, negli anni futuri. Una situazione segnata da costi di produzione alti e prezzi del latte risicati.


Dall’altra, una situazione più favorevole: latte di bufala che ha una grande richiesta, costi di produzione relativamente bassi e un prezzo interessante. Considerando poi che l’azienda è compresa nell’area di produzione della Mozzarella di bufala campana Dop, si poteva aggiungere questo plus non di poco conto.

 

Qui fare latte di vacca è fare un prodotto generico, fare latte di bufala è fare un’eccellenza. “Se io fossi in zona Valpolicella – è l’esempio di Bruno Bianconi – cercherei di fare un Valpolicella Doc, non un normale vino in scatola, per cogliere tutte le opportunità dell’essere in un dato territorio”. 

E così è stato, non vino ma latte, ma il senso non cambia, dato che il valore di un latte di bufala prodotto in un’area Dop come questa è già in partenza superiore a quello di un latte bovino per forza di cose generico. 


Destagionalizzare per avere forza nella vendita del latte


Il momento della transizione è stato favorevole: una fase di prezzi buoni che ha aiutato sicuramente. C’è più richiesta che produzione di latte di bufala, spiega Bruno Bianconi, e questo aiuta ovviamente chi produce in fase di contrattazione del prezzo. Ma soprattutto mette in una posizione di forza nella trattativa il poter garantire un definito quantitativo di latte quando la richiesta di mozzarella di bufala è massima. Periodo che però coincide con la fase in cui, secondo i ritmi stagionali di parto, la produzione della bufala è minima. Quindi?

 

Quindi è d’obbligo la destagionalizzazione dei parti, per averli in primavera, anziché all’arrivo dell’inverno. Destagionalizzare è un imperativo per...

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